False credenze

Ho una cipolla nella scarpa (e sul comodino), ma non mi serve a niente

Uno dei miti più assurdi e longevi della storia della pseudomedicina è il mito della “cipolla che assorbe le malattie”. Recita il mito, immortalato anche in diversi video di “life hack” su Internet, che basta avere una cipolla aperta in giro per casa, se non addirittura infilata nei calzini per mondarsi di ogni malattia.

Ho una cipolla nella scarpa (e sul comodino), ma non mi serve a niente

Il principio pseudoscientifico alle spalle di tale pratica a pensarci ha dell’assurdo: la convinzione che la cipolla in qualche modo possa attirare batteri, virus e patogeni e intrappolarli dentro le sue spire come una trappola per zanzare dell’infinitamente piccolo.

Ovviamente una fake news.

Ho una cipolla nella scarpa (e sul comodino), ma non mi serve a niente

La storia è ben più vecchia di Internet: ve ne sono tracce scritte nell’era moderna sin dal 1800, e nell’antichità classica i Greci si cospargevano di cipolla per massaggiarsi i muscoli dolenti.

Nel 1800 raccolte di mitologia folk, ovvero le leggende metropolitane, riportano il mito della cipolla che allontana i raffreddori: un’aneddotica del 1900 riporta tale mito come “così tanto stabilito” che “le popolazioni rurali lo mettono in pratica senza saperne il perché” ma ritenendolo una “buona pratica”.

Nel 1919, con l’arrivo della Pandemia da Influenza Spagnola, la leggenda metropolitana raggiunge la sua forma attuale.

La narrazione viene “contestualizzata” e, anziché essere descritta come una semplice buona pratica viene “contestualizzata”. Appare così la storia di un non meglio precisato buon medico che, recandosi a visitare le numerose vittime dell’Influenza Spagnola, si imbatte nell’unica dimora che non ha mai patito lutti e malattie nel primo anno di pandemia.

Come in tutte le leggende metropolitane, interviene il personaggio del “Contadino Saggio” che rivela al medico che i suoi servigi non sono richiesti in quanto la moglie ha posto una cipolla in un piattino in ogni stanza della casa (ovvero poche cipolle, parlando di una bicocca dell’epoca) assicurandosi di cambiare la cipolla ogni volta che la stessa avesse cominciato a marcire, segnale a dire del saggio contadino e della sua astuta moglie che la “trappola per germi” ormai era piena e andava buttata.

Ovviamente, tale aneddoto va da archiviarsi come ogni altra leggenda metropolitana che si cerca di rendere verosimile usando “personaggi della vita vera”.

La cipolla come alimento ha molte qualità: come trappola per patogeni nessuno.

Una cipolla va a male per lo stesso motivo per cui ogni ortaggio va a male: staccato dalla terra ogni ortaggio muore diventando terreno di coltivazione per muffe e batteri. Ma questo non significa che esistano calamite batteriche o virali.

Starnutire in una stanza dove è custodita una cipolla comporta spargere droplet, goccioline virali comunque, non significa che i virus influenzali o altri patogeni responsabili di diverse malattie vengano assorbiti dalla cipolla ovunque essi siano.

E non significa che applicandosi cipolle addosso esse “succhino via” il patogeno come tanti vampiri.

Insomma, la cipolla mangiatela e non usatela come arredo improprio.

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