La lotta alle fake news è sempre aperta e si arricchisce di nuove intuizioni e ricerche. Un importante contributo in questo senso lo ha dato la ricerca degli esperti di cyber security della società informatica PwC. I ricercatori hanno scoperto che esiste un modo per sostituire le mascherine informative del motore di ricerca con un qualsiasi altro contenuto. Cosa significa? Che per creare una bufala e diffonderla in rete è sufficiente aggiungere due parametri agli indirizzi della ricerca di Google.
Gli esperti di cyber security hanno scoperto come sostituire le mascherine informative generate dal motore di ricerca con qualunque altro contenuto così da indurre chi le vede a pensare che il risultato sia autentico. In queste mascherine, appunto, si riassumono le nozioni essenziali che fanno capire all’utente se il contenuto è interessante o meno. Si tratta di un problema di configurazione che si lega al modo in cui Google compone una pagina di ricerca. Chi sa sfruttare questo meccanismo può tranquillamente, condividendo un link modificato, andare a diffondere o a rafforzare una fake news.
Come riporta La Stampa , Wietze Beukema (ricercatore di PwC) ha capito che per realizzare queste fake news è sufficiente forzare il motore di ricerca individuando “il segmento di indirizzo che identifica la mascherina informativa e aggiungerlo a quello di una ricerca genuina”. Una volta condiviso tramite messaggi o sui social l’indirizzo sarà tanto efficace quante saranno le persone che prenderanno per vera l’informazione che contiene. La Stampa ha fatto una prova e il risultato ha confermato questa teoria. Provando a forzare il motore di ricerca come appena descritto si è riuscito a far sì che, domandando a Google chi fosse stato il chitarrista dei Beatles, la risposta riportasse Theresa May.
I risultati di una ricerca realizzata da Doxa all’inizio del 2018 sono preoccupanti: nel corso dell’anno precedente 1 italiano su 2 ha creduto vera almeno una notizia falsa mentre il 13% ha pensato che fossero reali più di cinque fake news. Da cosa deriva questo problema? Probabilmente contribuisce anche il fatto che “siamo stati addestrati a fidarci delle risposte fornite da Google“, come ha riferito il ricercatore Beukema. L’uomo ha segnalato questo problema a Google vedendolo classificare come non sufficientemente critico.
La vulnerabilità individuata dalla ricerca della società informatica PwC ha messo in evidenza una criticità del motore di ricerca più usato al mondo; per questa ragione chi crea fake news utilizza Google costantemente per diffonderle. Quanto il fenomeno sia ampio lo vediamo ogni giorno: le fake news nascono e, condividendole, arrivano ovunque e aumentano talmente tanto di valenza che tantissime persone credono a bugie enormi. Il suggerimento che il ricercatore ha dato a Google è stato quello di disabilitare almeno il “parametro che porta il pannello informativo in posizione centrale e isolato dagli altri risultati di ricerca”, come riferito da La Stampa. La soluzione migliore sarebbe, in ogni caso, che le schede venissero disabilitate in attesa di una risoluzione definitiva adatta.
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